Invictus Concorsi

Sono tutti raccomandati

Sono tutti raccomandati?

Sono tutti raccomandati? Scopri di più con il dott. Vincenzo Castaldo, già Capitano Psicologo Selettore Militare.

Quante volte avrai detto o sentito dire: “ma chi me lo fa fare di partecipare o di studiare per un concorso pubblico!? Tanto sono tutti raccomandati! I posti sono già tutti assegnati!”

E magari, alla fine, ti sei anche candidato/a, ma con la filosofia del tentare un terno al lotto?

Ecco, se fai parte di questa (credo) larga fetta di popolazione, ti consiglio caldamente di leggere ciò che sto per dirti.

Non per “sentito dire”, ma sulla base della mia passata esperienza in qualità di Ufficiale psicologo addetto alla Selezione Psicoattitudinale. Contattami senza impegno.

Sono tutti raccomandati? Facciamo un po’ di chiarezza!

Innanzitutto, bisogna operare una distinzione, quando si parla di raccomandazioni in ambito pubblico, tra il “richiedente” e il pubblico ufficiale a cui viene fatta richiesta.

Per quanto riguarda il richiedente, la raccomandazione in Italia, secondo la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza 32035 del 21 luglio 2014, in assenza di “pressioni illecite”, non è reato.

Mentre, per quanto riguarda il pubblico ufficiale che decide di aderire alla “preghiera” del richiedente, si potrebbe configurare il reato di abuso di ufficio.

Inoltre, sempre in un’ottica chiarificatrice, molto spesso ci soffermiamo al concepire come raccomandazione solo quella che avviene nei concorsi pubblici, quando, invece, dovremmo considerare, tale, anche quelle circostanze in cui, grazie ad una nostra conoscenza in un determinato ambito pubblico, acceleriamo una pratica o scavalchiamo una fila di prenotazioni.

Insomma, si tratta di tutte quelle situazioni in cui, a fronte di una risorsa limitata e appetibile a diverse persone, noi vi accediamo grazie alle nostre amicizie e, al contempo, operiamo a scapito di altri. Senza questo secondo aspetto (penalizzazione altrui), infatti, non si può parlare di raccomandazione in senso stretto.

Alla luce di questa premessa, se vogliamo considerare la raccomandazione in tutte le sue possibili sfumature, ci rendiamo subito conto che il fenomeno è abbastanza diffuso.

Ma…

Sono tutti raccomandati? 4 buone ragioni per cambiare atteggiamento.

Tornando ai concorsi pubblici, vi sono, a mio avviso, almeno 4 buoni “MA” per ridimensionare, e credo anche di molto, l’impatto che le raccomandazioni possono avere in tale ambito.

1. Informatizzazione delle procedure selettive

Il primo “MA” riguarda i processi sempre più spinti di informatizzazione e randomizzazione delle procedure selettive che hanno reso, come minimo, vita difficile (in alcuni casi “quasi” impossibile) a tale pratica nei Concorsi Pubblici e, in particolar modo, nei Concorsi Militari e di Polizia.

2. Frammentazione delle Commissioni Valutatrici

Il secondo “MA” riguarda la frammentazione delle Commissioni valutatrici. Pratica già consolidata da diverso tempo in tutti i Concorsi Pubblici indetti da Forze Armate e Forze dell’Ordine. Per cui, ogni fase selettiva (quiz, prove culturali, accertamenti psicofisici, accertamenti dell’efficienza fisica, accertamenti attitudinali e così via) è presieduta da una specifica Commissione. Ne consegue che la possibilità che tu conosca un pubblico ufficiale in ogni singola commissione e che possa esercitare una qualche forma di influenza, si riduce drasticamente.

3. Euristiche e Bias

Occhio alla sovrarappresentazione mediatica del fenomeno. Ciò che voglio dire è che spesso, per non dire sempre, i mass media tendono (e solo “in parte” giustamente, dato che a volte iniziano dei veri e propri processi mediatici prima ancora dei doverosi accertamenti legali) a riportare solo notizie che parlano di raccomandazioni o di altri fenomeni di corruzione. Ma, teniamo presente che per ogni notizia di concorsi truccati, ve ne sarebbero molte di più di concorsi non truccati. Solo che, banalmente, riportare una notizia giornalistica di un concorso pubblico non truccato, credo che farebbe sorridere, se non indignare. Perché penseremmo tutti: “certo che non è stato truccato! E’ ciò che mi aspetto!”

4. Locus of Control esterno

E arriviamo al quarto e più psicologico “MA”. Quasi in tutti i concorsi pubblici vi sono più candidati che posti disponibili. Ciò significa che per ogni idoneo vincitore vi saranno purtroppo e inevitabilmente decine, spesso centinaia, addirittura a volte migliaia di candidati idonei non vincitori/non idonei. Ora, devi sapere che molte persone, di certo non poche a questo mondo, soffrono (soffriamo) di un male psicologico terribile: il locus of control esterno. Con questo concetto si descrive una tendenza prevalente di una persona ad attribuire le ragioni di un proprio insuccesso o, più in generale, di un evento personale particolarmente risonante ad eventi esterni al suo ambito di responsabilità.

In altre parole, sono (siamo) persone che quando qualcosa ci va storto, anziché farci il classico e ormai tanto bistrattato in ambito educativo “esame di coscienza”, ovvero cercare di individuare le proprie responsabilità personali legate all’accaduto (“ho studiato poco”, “ho studiato male”, “non mi sono allenato”, ecc.), tendiamo a trovare responsabilità esterne. Questo “errore” di attribuzione è molto comune e ben conosciuto in Psicologia Sociale con il nome di “Errore fondamentale di attribuzione“.

Sono tutti raccomandati? Locus of Control e Autostima

Il passo tra la propria non idoneità e il dichiarare, per esempio, “sono tutti raccomandati”, è sempre troppo breve. E questo modo di giudicare gli eventi non pensarlo in cattiva fede. Spesso, il solo e unico motivo di incappare in questo errore di giudizio è quello di preservare la propria autostima. Infatti, in termini di autostima, è molto più confortante dirsi “non ho superato il concorso perché sono tutti raccomandati”, piuttosto che dirsi “non ho superato il concorso perché non mi sono impegnato/a abbastanza o, ancora, perché effettivamente le criticità psicoattitudinali riscontrate dallo psicologo/psichiatra/perito selettore, attraverso test e colloquio psicoattitudinale, le riconosco come parti della mia persona”.

La via del locus of control interno, insomma, cioè quella di riconoscere e accettare il proprio contributo nell’accadimento di taluni eventi, è molto più faticosa e dolorosa. Meglio attribuire allora le cause del mio insuccesso ad eventi che non sono dipesi dalla mia volontà.

Ecco, dunque, che se anche una piccola percentuale delle migliaia di candidati risultati non idonei o idonei non vincitori inizia a dire a tutti i conoscenti, amici e familiari che non ce l’ha fatta perché “tanto erano tutti raccomandati”, il passaparola diventa ancora più potente e consistente di una notizia data al telegiornale della sera o veicolata sui maggiori giornali e/o social network.

Il tuo atteggiamento è più importante delle tue idee

Ma veniamo al cuore di questo contributo.

La mia intenzione non è (sol-)tanto quella di farti cambiare idea. So, anche personalmente parlando, quanto sia difficile cambiare idea, ancor più quando questa cela un “vantaggio secondario” e mi aiuta a preservare la mia autostima.

Pertanto, il mio vero obiettivo quì, non è quello di parlare alle tue idee ma, è parlare al tuo Atteggiamento, che è un misto di idee, pensieri, emozioni, sentimenti e propensioni comportamentali. Insomma, è un concetto molto più complesso e determinante a livello concreto (comportamentale) delle sole idee.

E il messaggio è: qualunque sia la tua idea riguardo al tema delle raccomandazioni, non lasciarti demotivare.

Sono tutti raccomandati? La profezia che si autoavvera!

Quando affronti un concorso con lo spirito della rassegnazione, con il pensiero che quei posti a concorso sono già “assegnati” in partenza, che sono tutti raccomandati, avrai poche o nulle possibilità di successo. E questo accade perché probabilmente non riuscirai a dare il massimo. Proprio come avviene con la profezia che si autoavvera. Il potere negativo di un simile atteggiamento può essere devastante. Il punto, infatti, non è tanto pensare o meno al fatto che “tanto sono tutti raccomandati”, ma quanto questo pensiero possa influire negativamente sulla tua performance e, soprattutto, come poter rinvigorire e preservare un atteggiamento positivo.

La via del locus of control interno

Ovviamente, non posso parlare per tutti, perché a questo punto entra in gioco la singolarità di ogni persona che, alla fine, è la sola che può trovare la strategia migliore per se stessa.

Personalmente, un atteggiamento che trovo estremamente motivante è quello della competizione con me stesso. Dimentico il numero di posti a concorso, dimentico il numero dei candidati, e mi concentro soltanto su me stesso, sulle prove da affrontare e sul desiderio di dare tutto.

E se quel tutto non dovesse bastare, devo perseverare.

Come ho già accennato precedentemente in un altro post (L’ABC della Selezione Psicoattitudinale), diversi miei ex colleghi/e Ufficiali psicologi (e scommetto, in generale, non pochi vincitori di concorso) non sono risultati vincitori al primo tentativo. C’è chi è riuscito al secondo, chi al terzo e addirittura qualcuno aveva partecipato precedentemente già a sei concorsi!

Immagina per un momento quanta perseveranza deve aver messo in campo questo collega!

Non perdere di vista i tuoi sogni

Infine, e non certo per importanza: sogna. Non avere paura di sognare sin dal primo giorno di vincere il tuo concorso. Sognare è un esercizio motivazionale potentissimo, che in alcuni casi sovverte ogni logica razionale e, soprattutto, è gratis!

Con la speranza di aver instillato speranza e, al contempo, di aver dato uno scossone ai tuoi eventuali atteggiamenti pessimistici, ti ringrazio per l’attenzione e, come sempre, ti auguro un buon concorso.