Social e Accertamenti Attitudinali: cosa valutano davvero i selettori nei concorsi militari e di Polizia? A cura del dott. Vincenzo Castaldo, già Ufficiale psicologo selettore militare.
I social possono influenzare l’esito degli accertamenti attitudinali nei concorsi militari e di Polizia? I selettori guardano Instagram, TikTok o Facebook? E quante ore al giorno sui social sono considerate troppe?
Sono domande sempre più frequenti tra i candidati che si preparano agli accertamenti psicologici e attitudinali per entrare nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia.
La risposta breve è questa: non sono i social in sé a rappresentare un problema, ma il rapporto che hai con essi.
Mi chiamo Vincenzo Castaldo, fondatore di Invictus Concorsi ed ex ufficiale psicologo selettore militare. Per anni ho svolto attività di selezione attitudinale e in questo articolo voglio spiegarti cosa può emergere dal tuo utilizzo dei social durante un percorso concorsuale.
Social e Accertamenti Attitudinali: i selettori controllano i profili social?
Partiamo dalla domanda che tutti si pongono.
I selettori spiano i profili dei candidati?
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, la risposta è no.
Non ho mai avuto bisogno di cercare i profili social dei candidati per formulare una valutazione attitudinale. Gli strumenti professionali utilizzati durante gli accertamenti psicologici e attitudinali, come test e colloqui, sono più che sufficienti per comprendere il funzionamento della persona.
Detto questo, non posso parlare a nome di ogni singolo selettore.
Inoltre, oggi esiste il concetto di web reputation, particolarmente rilevante per chi ricopre ruoli istituzionali sensibili. È quindi sempre opportuno ragionare su ciò che si pubblica online.
Ma il punto centrale non è se qualcuno guardi o meno il tuo profilo.
La vera domanda è: cosa racconta di te il modo in cui utilizzi i social?
Social e accertamenti attitudinali: il rapporto psicologico con i social
La prima area che potrebbe emergere durante un colloquio riguarda il tuo equilibrio personale e il rapporto che hai con il mondo digitale.
Attenzione a un equivoco molto diffuso.
Il DSM-5, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, non riconosce ancora ufficialmente una diagnosi autonoma denominata “dipendenza da social network”.
Tuttavia, la comunità scientifica internazionale tiene alta l’attenzione sui pericoli del digitale. Basti pensare che lo stesso DSM-5 ha già inserito l’Internet Gaming Disorder, ovvero la dipendenza da giochi online, tra le condizioni che richiedono ulteriori studi clinici. Parallelamente, la letteratura scientifica descrive sempre più frequentemente i tratti dell’Internet Addiction Disorder, cioè l’utilizzo compulsivo e patologico del web.
Anche se le etichette formali sono ancora in evoluzione, i meccanismi psicologici di fondo sono molto simili a quelli che caratterizzano qualsiasi altra dipendenza comportamentale.
Quando il digitale diventa un problema?
In generale, un comportamento legato al web si trasforma in un campanello d’allarme quando:
- perdi il controllo sul tempo trascorso online;
- l’attività virtuale diventa prioritaria rispetto alla vita reale, allo studio, alla preparazione dei concorsi o agli affetti;
- continui a connetterti nonostante le conseguenze negative;
- provi una reale ansia, irritabilità o disagio quando non puoi accedere allo smartphone.
Perché una dipendenza può essere incompatibile con il servizio in divisa?
Le professioni militari e di Polizia richiedono caratteristiche molto precise:
- autocontrollo;
- capacità di gestione dello stress;
- concentrazione;
- stabilità emotiva;
- disciplina;
- capacità decisionale.
Se una persona vive costantemente alla ricerca di approvazione online oppure sviluppa un rapporto compulsivo con i social, questo può rappresentare un elemento meritevole di approfondimento.
Non perché utilizzi Instagram o TikTok.
Ma per il bisogno psicologico che potrebbe nascondersi dietro quell’utilizzo.
Quante ore al giorno sui social sono troppe?
Non esiste una soglia ufficiale oltre la quale si viene automaticamente giudicati non idonei.
Tuttavia, a livello orientativo, possiamo fare alcune considerazioni basate sulla gestione del tempo libero.
| Ore medie giornaliere | Possibile interpretazione |
| fino a 2 ore | Utilizzo generalmente funzionale |
| 2-4 ore | Situazione da contestualizzare |
| 4-6 ore | Possibile interferenza con la vita quotidiana |
| Oltre 6 ore | Potenziale indicatore problematico |
Attenzione però.
Il numero di ore da solo non significa nulla.
Una persona potrebbe trascorrere molte ore online per lavoro o studio senza alcuna problematica.
Al contrario, qualcuno potrebbe utilizzare i social per poche ore ma in modo estremamente disfunzionale.
Ciò che conta davvero è capire se l’utilizzo interferisce con:
- studio;
- lavoro;
- sonno;
- alimentazione;
- relazioni sociali;
- attività sportive;
- disciplina personale;
- benessere psicologico generale.
Il riserbo nei concorsi militari e di Polizia
Se il primo elemento riguarda la dimensione psicologica del benessere, il secondo riguarda la dimensione attitudinale del riserbo.
Ed è probabilmente quello che molti candidati sottovalutano di più.
Anche utilizzando i social per poco tempo, il problema può essere il modo in cui vengono utilizzati.
Perché il riserbo è importante per militari e agenti di Polizia?
Un appartenente alle Forze Armate o alle Forze di Polizia dovrebbe sviluppare una vera e propria cultura della riservatezza.
Significa comprendere che:
- non tutto deve essere pubblicato;
- non tutto deve essere condiviso;
- non tutto deve essere mostrato.
Chi pubblica costantemente:
- la propria posizione;
- gli spostamenti;
- la famiglia;
- gli affetti;
- le abitudini quotidiane;
- ogni minimo dettaglio della propria vita,
può trasmettere un’immagine poco compatibile con ruoli che richiedono discrezione e riserbo.
Esiste infatti anche una questione di sicurezza personale e istituzionale.
Immagina un investigatore di cui sia possibile reperire online informazioni dettagliate su famiglia, domicilio, frequentazioni e abitudini.
Il rischio è evidente.
Il problema non è avere Instagram. Il problema è quando Instagram ha te.
Durante i colloqui capita spesso di percepire quando una persona costruisce la propria autostima quasi esclusivamente sulla ricerca di approvazione esterna.
Like, visualizzazioni e commenti non devono trasformarsi in una necessità psicologica.
Ed è proprio qui che il tema assume una rilevanza sia psicologica sia attitudinale.
Social e Accertamenti Attitudinali: Uniforme e Decoro
Un altro tema che ogni futuro militare o poliziotto dovrebbe conoscere riguarda il decoro istituzionale.
Molti giovani pensano:
“Fuori servizio faccio quello che voglio.”
In realtà non è così semplice.
Scegliere una professione in uniforme significa accettare responsabilità aggiuntive anche sotto il profilo dell’immagine pubblica.
Il Codice dell’Ordinamento Militare e i regolamenti disciplinari delle Forze di Polizia prevedono infatti obblighi di comportamento compatibili con il prestigio e il decoro dell’Istituzione anche al di fuori del servizio. Per questo motivo la gestione della propria immagine pubblica e della propria presenza online non è una questione secondaria, ma un vero e proprio dovere professionale.
Fotografie non autorizzate in uniforme, contenuti offensivi, comportamenti estremi o esposizioni inappropriate possono generare conseguenze disciplinari e, nei casi più gravi, anche penali.
Il motivo è semplice.
Quando un appartenente alle Forze Armate o alle Forze di Polizia pubblica un contenuto discutibile, l’opinione pubblica non vede soltanto una persona.
Vede l’Istituzione che quella persona rappresenta.
Le persone infatti non conoscono il nome del singolo agente che si comporta male.
Vedono una divisa.
E diranno semplicemente:
“Guarda quel poliziotto.”
Oppure:
“Guarda quel militare.”
Ed è l’intera categoria a subire un danno di immagine.
Social e Accertamenti Attitudinali: Cosa interessa davvero a un selettore?
Riassumendo, gli aspetti che possono emergere durante gli accertamenti attitudinali sono principalmente questi:
- Quanto tempo trascorri online.
- Che rapporto hai con i social.
- Che tipologia di utilizzo ne fai: informativo, ludico o compulsivo.
- L’eventuale presenza di comportamenti compulsivi.
- Il tuo livello di maturità, decoro e riservatezza.
- L’immagine che trasmetti pubblicamente.
- La tua capacità di gestire privacy e sicurezza personale.
Come comportarsi sui social prima di un concorso militare o di Polizia
Le 4 regole d’oro per ogni candidato
1. Imposta la privacy al massimo
Durante il concorso rendi privati i tuoi profili.
Non per nascondere segreti.
Ma per iniziare a sviluppare una corretta separazione tra vita personale e vita professionale.
Inizia ad entrare nell’ottica di un corretto utilizzo dei social, prima ancora per proteggere te stesso e poi la tua futura professione.
2. Fai pulizia dei contenuti vecchi
Elimina o archivia ciò che:
- non ti rappresenta più;
- potrebbe essere facilmente frainteso;
- comunica un’immaturità passata che oggi non ti appartiene.
3. Fai il test della divisa
Prima di pubblicare qualsiasi contenuto, fai un piccolo esercizio di immedesimazione.
Chiediti:
“Se io indossassi già la divisa, questo post danneggerebbe l’immagine della mia Istituzione?”
“Manterrebbe l’autorità e il decoro che i cittadini si aspettano da un poliziotto o da un militare?”
“Potrebbe essere utilizzato da malintenzionati per arrivare a me, alla mia famiglia o ai miei colleghi?”
Se la risposta è sì, oppure se hai anche solo un minimo dubbio, non pubblicarlo.
4. Chiedi aiuto se il rapporto è problematico
Se percepisci una reale difficoltà nel controllare il tempo trascorso online o una forte dipendenza dall’approvazione digitale, affronta il problema con uno specialista prima di intraprendere il percorso concorsuale.
Riconoscere un proprio limite è sempre un grande segnale di maturità.
Social e Accertamenti Attitudinali: Conclusioni
I social non determinano automaticamente l’idoneità o la non idoneità di un candidato.
Tuttavia, il modo in cui li utilizzi racconta molto della tua personalità, del tuo autocontrollo, del tuo equilibrio e del tuo senso di responsabilità.
Ed è proprio questo che un selettore cerca di comprendere.
Ragazzi, usate sempre la testa.
E già immagino qualcuno nei commenti:
“Eh Dottore, ma pure tu stai sui social…”
Certo.
Ma c’è una enorme differenza tra usare i social come uno strumento ed essere usati dai social come un oggetto.
Ricordatelo.
Se desideri una valutazione professionale del tuo profilo psicoattitudinale per concorsi militari e di Polizia, puoi richiedere una consulenza personalizzata con Invictus Concorsi, contattami su whatsapp.
Analizzeremo insieme i tuoi punti di forza, le eventuali criticità e la tua reale preparazione agli accertamenti attitudinali.
Buon concorso Invictus a tutti.
FAQ – Social e accertamenti attitudinali
Durante gli accertamenti attitudinali ordinari la valutazione si basa principalmente su test e colloqui. Tuttavia è sempre opportuno gestire con attenzione la propria presenza online e la propria reputazione digitale.
No. Nessun social network determina automaticamente un giudizio negativo. Ciò che può assumere rilevanza è il modo in cui viene utilizzato.
Non esiste una soglia ufficiale. Diventa rilevante quando l’utilizzo interferisce con studio, lavoro, sonno, relazioni o preparazione concorsuale.
Sì. Impostare i profili come privati rappresenta una buona pratica di tutela della privacy e dimostra consapevolezza nell’utilizzo dei social.
Occorre sempre attenersi alle normative e alle disposizioni della propria Amministrazione. La pubblicazione non autorizzata di immagini in uniforme può comportare conseguenze disciplinari.
Più che il social in sé, conta il rapporto che la persona sviluppa con esso. Un utilizzo compulsivo e incontrollato può rappresentare un campanello d’allarme da approfondire.