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Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia con il dott. Vincenzo Castaldo, già Capitano Psicologo dell’Esercito e Fondatore di Invictus Concorsi.

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia – Introduzione

Una delle possibili domande del colloquio con lo psicologo militare e di polizia potrebbe essere proprio il titolo di questo articolo.

“Quali sono le Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia?” oppure Chi è un soldato?”

Domanda posta, tra le tante altre, per valutare il grado di consapevolezza dei candidati riguardo al ruolo per cui stanno competendo.

Ma prima di vedere alcune delle Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia, diciamo subito che la maggior parte dei sacrifici connessi alla Vita in “Armi”, seppur con qualche differenza, sono comuni a tutte le forze. Ovvero, prescindono dalla particolare Forza Armata o Forza di Polizia.

Vediamole in dettaglio.

Lontananza da casa

Quanti film, filmati, foto o ricordi diretti e indiretti possiamo richiamare alla memoria.

Credo non esista un’immagine più evocativa della vita militare del soldato / agente che, in una sgangherata stazione ferroviaria di un paesello sperduto, saluta i suoi affetti commossi. Certo, oggi ci sono anche gli aerei low cost. Ma il senso sottostante, qualunque sia il mezzo di locomozione, non è cambiato.

La prima importante, sentita e imprescindibile sfida che attende un futuro militare o agente delle forze dell’ordine, è lasciare il proprio luogo di origine.

Per carità, prima o poi, questo spiccare il volo dal nido familiare e dai luoghi d’origine tocca a tutti. Ma vi sono almeno due differenze importanti tra il comparto militare e quello civile.

La prima differenza, riguarda l’età media dei primi, di solito molto più bassa rispetto ai corrispettivi civili.

Seconda, è che la lontananza da casa per un civile, qualunque sia la ragione del distacco (studi universitari, viaggi o lavoro), difficilmente può paragonarsi alla durezza che attende i futuri militari e agenti nelle sedi di addestramento.

Qual è la sfida?
Riuscire, soprattutto nei momenti difficili, a rinnovare costantemente il senso e la motivazione che ti hanno spinto a scegliere questa vita.

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia – Addestramento

Ecco, se c’è un’altra immagine fortemente emblematica della vita in armi, è lo star fermi sotto la pioggia, che ha trasformato il terreno in fango, mentre istruttori indemoniati ce la mettono tutta per rispedirti a casa.

Per carità, nulla di paragonabile ai tempi che furono. Ma, oserei dire, al netto dei tempi moderni, l’addestramento di base non è cambiato poi molto rispetto agli antichi retaggi monarchici dei militari del passato.

E, dunque, mentre stai ancora cercando di ripescare il tuo cuore e ritrovare le tue gambe per il freschissimo addio agli agi e al calore familiare, ti ritrovi, in “teoria” per tua scelta, in un posto dove non solo non sei il benvenuto, ma dove faranno di tutto, almeno nelle prime settimane, per fartene tornare a casa.

Per non parlare dei luoghi, che contengono questo “caldo” benvenuto. Caserme fredde e remote che, fatto salvo per le prestigiose accademie ufficiali, scuole militari e (alcune) marescialli, nella maggior parte dei casi ricordano ospedali psichiatrici dismessi o, per essere più poetici, Fortezze “Bastiani” dove, già dopo poche ore, non ti sembra più che il mondo fuori esista ancora. Uno stargate psicofisico.

E sappiamo tutti quanto, anche la bruttezza dei luoghi, possa permeare in peggio il nostro animo.

Qui la sfida è psicofisica.
Oltre al possibile scoraggiamento, possono fare capolino dolori muscolo-scheletrici diffusi.
Ergo, suggerisco di non superare le prove di efficienza fisica per il rotto della cuffia. Ma di arrivare al concorso in una condizione atletica ottimale.
Sentire di riuscire giorno dopo giorno, senza troppa fatica, nell’impresa iniziale della sopravvivenza, sarà un ottimo motore motivazionale. O, se proprio doveste sentirvi disperati, un fardello in meno da portare in spalla!

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia – Disciplina

Premetto che gerarchia e codici di condotta esistono in ogni tempo e luogo. Quindi, lavorare in una caserma o in un ufficio di polizia, da un punto di vista disciplinare, non è poi così diverso dal lavorare in ospedale.

Provate (spero per voi mai) ad osservare un famoso “giro” di un primario in un reparto ospedaliero. Noterete già dal posto occupato nella fila, chi è il generale (appunto, il primario), chi i Colonnelli (strutturati anziani), poi i Capitani (giovani specializzati), chi i “rospi” (neo-specializzati) e, infine, gli “invisibili”, ovvero gli eventuali studenti universitari frequentanti, la cui unica preoccupazione, oltre che osservare in silenzio, deve essere solo quella di non intralciare in alcun modo il passo inesorabile del primario – generale.

Insomma, tutta questa premessa per dire che poi l’ambiente militare, almeno da questo punto di vista, non è in fondo molto diverso dalla vita civile, almeno per quella parte organizzata.

C’è forse solo una sfumatura divergente che possiamo citare in tal senso. Ovvero, mentre la disciplina in ambito civile fa parte spesso del non-detto, del buonsenso e, per le grandi organizzazioni pubbliche e private, della job position, in ambito militare tutto è rigidamente codificato. Il grado, infatti, è visibile sull’uniforme, non devi tirare a indovinare, come in ambito civile, chi è il capo.

Inoltre, obbedire ad un ordine del superiore è regola scritta, sacra e (quasi) inviolabile. Si tratta, se vogliamo, solo di un’accentuazione codificata di quanto non avviene anche nei contesti civili.

Quale potrebbe essere la sfida?
Riuscire a fare delle regole e dell’Autorità un contenitore protettivo, anziché una dinamica limitante o, peggio, umiliante.

Turni irregolari

Anche in questo caso, possiamo ritrovare nella vita civile, diversi parallelismi o anche scenari peggiori. Del resto, si sa, al peggio non c’è mai fine.

Ma se c’è un aspetto, una sfida, che ti attende sicuramente nella vita in armi è: dimentica l’orario di “ufficio”. Perché ti sentirai dire, quasi certamente: “non siamo alle Poste” (senza offesa ai postini).

L’orario di lavoro, infatti, è una conquista recente per il comparto Difesa. E, gli “anziani”, lo ricordano bene. Quindi, importante, considera e soppesa bene questo aspetto. L’orario di servizio, c’è, esiste, ma non è un diritto inalienabile.

La sfida?
Resilienza.

Reperibilità costante

Questa sfida, sicuramente, ha un peso “concretamente rilevante” molto più forte per i cugini delle forze dell’ordine.

Perché, e te lo dicono subito, hai sempre il “dovere” di intervenire, anche quando fuori servizio.

Tuttavia, sebbene con peculiarità di impiego differenti, questa evenienza capita spesso anche in ambito militare. Un’emergenza, un turno scoperto, un imprevisto e tu, a meno che non sei in licenza alle Isole Fiji, tornerai in servizio in tempo zero.

La sfida?
Essere capaci di adattarsi rapidamente al cambiamento.

Dotazioni non sempre all’altezza dei compiti

La prima caratteristica psicoattitudinale non scritta, ricercata in un futuro militare o agente di polizia, dovrebbe essere l’arte di arrangiarsi.

Non è per gettare discredito sulle Istituzioni, altolà! Devo aggiungere, infatti, una sensazione tutta personale. Che tra i vari comparti pubblici italiani, ritengo le forze armate e di polizia comunque le meglio organizzate.

Ma, siamo l’Italia, grande Paese, ma anche terribilmente vecchio, e non solo a livello demografico. A parte alcuni esigui reparti speciali, spesso, le dotazioni in uso, potrebbero ricordare i tempi dell’Armata Rossa. E, per uscire dall’ambito Difesa, provate a chiedere ad un Carabiniere o Poliziotto anziano i tempi, talvolta, biblici per vedersi sostituire o rinnovare una certa dotazione o mezzo.

La sfida?
A meno che non abbiate l’audacia e l’ardire di finire nei GIS o nel COMSUBIN, preparatevi (anche) all’antica arte del rattoppo. Non è tutto rose e fiori!

Responsabilità istituzionale

Quando sei militare o agente delle forze dell’ordine, al di là della tua faccia, bella o brutta che sia, e del tuo grado, alto o basso che sia, tu rappresenti, prima ancora che te stesso, l’Istituzione di cui fai parte.

Nulla di cui spaventarsi, per carità, ma può essere “pesante”, a volte. E’ come se anche quando sei seminudo al mare, avessi sempre l’uniforme cucita addosso.

Contegno, umiltà, addirittura circospezione, decretano spesso la linea sottile tra chi sceglie questa vita per postare le foto sui social con le labbra a cuoricino o si “attilla” l’uniforme tipo calzamaglia, e chi invece marcia in silenzio, giorno dopo giorno. Non per la gloria o i fasti, ma perché ci crede e basta.

La sfida?
Ricordarsi sempre che si è rappresentati dello Stato.

Opinione Pubblica non sempre “amorevole”

Con sincera amarezza, anche nel mio microcosmo sociale, ho sempre incontrato una spaccatura nell’opinione pubblica.

A mio avviso, non esistono mezze misure. C’è chi osanna le Forze Armate e le Forze dell’Ordine, soprattutto gli anziani e i bambini dagli occhi affascinati. E c’è chi considera l’essere “servi dello Stato” alla stregua di un’offesa alle tasche e al cuore della comunità.

Tutto questo per sottolineare una divisione che ahimè, poi, in questo momento storico, credo si stia esacerbando ulteriormente.

E quale sarebbe la sfida?
Beh, qui senza mezzi termini, alludo alla sfida, talvolta, di ingoiare rospi (e se dovessi capitare nei reparti mobili, anche bastonate) e restare comunque fedeli alla Missione.
Anche e soprattutto per chi non condivide nemmeno la tua ragion d’essere, figuriamoci di operare (almeno fino a quando non avranno bisogno d’aiuto).

Minacce alla propria incolumità psicofisica

Abbiamo già detto ironicamente che essere militari o poliziotti non è come lavorare alle Poste o in banca (anche se, a ben pensarci, le rapine avvengono qui, non nei commissariati).

La vita in armi contempla già nella sua ragion d’essere la possibilità del sacrificio più importante che si possa chiedere ad un lavoratore: la Vita. Sfido io a trovare altre professioni dove esiste un giuramento o contratto che contempli il dovere di questo sacrificio.

Ma, al di là di questa “evenienza”, che per fortuna non si verifica all’ordine del giorno, per quanto riguarda lo stress operativo, occorre fare un distinguo importante tra Forze Armate e Forze dell’Ordine.

Lo stress psicofisico a cui possono essere sottoposti i militari, a mio avviso, è minore in termini di frequenza e di carico cumulativo, ma allo stesso tempo, potenzialmente dirompente rispetto alle Forze dell’Ordine.

Le Forze di Polizia, infatti, nei loro quotidiani interventi, chiamiamoli di routine, hanno a che fare molto spesso con gli “ultimi” della società. Mi riferisco a situazioni di disagio economico, sociale, culturale e devianza in tutte le salse. Si tratta, insomma, di uno stress costante e cumulativo.

Per i militari, invece, l’impiego per eccellenza sono le missioni all’estero. Si tratta, dunque, di scenari altamente imprevedibili, ma anche meno frequenti in termini di impiego. Dove puoi sperimentare un forte stress anche solo per la paura che…qualcosa di terribile accada.

Quando poi il terribile avviene, sarò sincero, il livello di resilienza a cui bisogna far appello per andare avanti, è simile a quello dei sopravvissuti alle catastrofi.

La sfida per gli agenti delle forze dell'ordine, a mio avviso, è quella di coltivare costantemente il senso delle proprie azioni, fare rete e trovare valvole di sfogo per allentare ogni tanto la pressione psicofisica.
Come ci si prepara, invece, alle potenziali sfide catastrofiche militari?
1. Addestramento continuo;
2. Affetti;
3. Spirito di Corpo;
4. Psicologo Militare o Cappellano, a seconda dei gusti.

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia – Assenze dagli affetti

Anche questa sfida si declina in modo diverso tra gli operatori di polizia e militari.

Per i primi si tratta di una costante più quotidiana. Assenza in chiave quantitativa. Ogni giorno potresti fermarti oltre l’orario di servizio. Puoi perdere feste, compleanni e quant’altro se, per esempio, ti trovi agli sgoccioli di un’indagine importante.

Tutto, però, sempre in chiave domestica. Quando termini il tuo turno torni a casa.

Per quanto riguarda il comparto Difesa, invece, l’assenza è magari meno frequente (anche se dipende dal Reparto), ma di maggiore intensità. A parte alcune eccezioni, sia in eccesso che in difetto, la durata di una missione è di circa sei mesi. E quando hai un partner o, “peggio”, un figlio, sei mesi possono diventare un’eternità.

Si dice, infatti, tra gli addetti ai lavori, che quando diventi militare, lo diventa automaticamente anche tutta la tua famiglia.

Sfida?
Evitate facilonerie o rimandi al futuro e parlate apertamente a chi vi sta accanto delle annesse conseguenze.
Dategli la possibilità di scegliere, perché imporvi o, all’opposto, sottrarvi alla responsabilità del confronto, non vi metterà al riparo dai duri risvolti emotivi che dovrete, comunque, gestire.

Stipendi non commisurati alle responsabilità

Anche qui posso sentire i fischi sugli spalti. Fantasmi con sembianze operaie urlare: “ti sembrano pochi 2000 euro al mese?”.

Si.

Per chi da contratto ha sottoscritto la possibilità di dare la Vita per professione, mi sembrano niente, a dire il vero.

Certo, a te aspirante – candidato – disoccupato sembrano tantissimi. Per carità, qualche “sfizio” te lo toglierai, siamo onesti.

Però, se deciderai di mantenerci una famiglia o, peggio, affrontarci un mutuo, ti accorgerai ben presto che poi tutti quegli sfizi a cui pensavi da giovane, non è che potrai permetterteli proprio a cuor leggero. Ti accorgerai, nonostante le tue responsabilità, di valere quanto un operaio specializzato (senza offesa agli operai).

Qual è in questo caso la sfida?
Trovare il senso del proprio operare nei suoi risvolti umani. Operare sempre con Amore.
Soldi e gloria sono come neve al sole.
L’Amore, resta nei cuori di chi siamo capaci di amare, che sia un collega o un disperato per strada.

Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia – Trasferimenti

Soprattutto per Ufficiali e Sottufficiali, quella dei trasferimenti, può diventare un’annosa questione.

Ricordo ancora la mia prima vacanza post-matrimoniale, interrotta, letteralmente in mare, da una telefonata: “Castaldo, sei stato trasferito”. “Nominato”, avrebbe detto il Grande Fratello. Mia moglie mi aveva appena raggiunto, lasciando alle spalle tutta la sua vita. Mi guarda spaventata, come se avesse intuito qualcosa, e io: “come glielo dico, ora, che dobbiamo rifare le valigie e ricominciare dopo appena poco più di 1 anno?”.

Sfida?
Ancora una volta: parlate, non rimandate o sottostimate il possibile impatto di un trasferimento sulle vostre vite e sui vostri affetti. Affrontate, dunque, dal primo istante di una relazione significativa, lo scenario “what if…”.

Utilità sociale percepita

A parte gli Ufficiali, che godono di una visione strategico – politica di insieme, una certa fetta del personale, a mio avviso, non ha la più pallida idea della ragion d’essere di una missione. Colmando il tutto, come spesso accade con i vuoti di senso, con indifferenza, fatalismo o, addirittura, dietrologie più o meno complottistiche.

Inoltre, anche quando sono chiare a tutti, perché i briefing sono d’obbligo prima di approntarsi per una missione, ancora, il tutto potrebbe essere percepito come veramente lontano dalla nostra vita quotidiana.

E’ difficile, infatti, fare il collegamento immediato tra “sono in Niger, per addestrare le forze locali di modo che controllino le rotte dell’immigrazione clandestina”. Oppure, “Sono nel mar Rosso, per evitare che azioni ostili possano determinare l’aumento dei prezzi di beni strategici per il nostro Paese”.

Mentre, se sei un operatore delle forze di polizia o un vigile del fuoco, il discorso cambia sensibilmente. Perché puoi “toccare con mano” e in modo immediato i frutti dei tuoi interventi.

E, questo aspetto, sicuramente può aiutare gli operatori a ri-scoprire ogni volta, se smarrito, il senso delle proprie azioni. Un intervento “salvavita”, ti può ripagare un’intera carriera di sacrifici.

Dunque, qui la sfida riguarda soprattutto il comparto Difesa. Quella, ossia, di prestare la dovuta attenzione a rendere edotti, al netto della retorica istituzionale, tutti gli operatori coinvolti sui risvolti concreti di un’operazione.

Delicatezza dei poteri esercitati

Questa sfida sicuramente ha un peso maggiore per gli operatori delle forze dell’ordine.

Il margine di discrezionalità di un agente “medio”, infatti, è molto più importante e delicato rispetto ad un collega militare.

Le forze dell’ordine esercitano le proprie funzioni direttamente a contatto con la cittadinanza. Che sia polizia amministrativa, giudiziaria o pubblica sicurezza, riguarda direttamente le vite di tutti noi.

E, la sfida, se così la si può definire, è di non farsi andare il potere alla testa.
Interpretare il proprio ruolo con onore e responsabilità.

Preparazione Psicoattitudinale con Invictus Concorsi

Naturalmente, in questa breve disamina, si potevano considerare tante altre sfide e sacrifici connessi alla vita operativa di militari e forze dell’ordine. Tuttavia, si è preferito dare risalto a quelle più comuni. Inoltre, un’altra osservazione che potrebbe farsi riguarda il non aver dedicato una sola parola ai tanti “onori” o “pro”, ma solo i “contro”, per così dire, annessi a questa vita. Rispetto a questo secondo punto, si è preferito separare le due “medaglie”. Seguirà, infatti, un ulteriore articolo dal titolo: Principali Opportunità della Vita Militare e di Polizia.

Ciò precisato, se l’articolo ti è servito ad orientarti nella valutazione della tua scelta, riuscendo così a rispondere alla domanda “Quali sono le Principali Sfide della Vita Militare e di Polizia?” e vuoi ricevere un servizio di preparazione psicoattitudinale esperto e competente, contattami su whatsapp, oppure

Sono il dott. Vincenzo Castaldo, già Capitano Psicologo Selettore Militare.

Per diversi anni, dunque, sono stato proprio uno di quei selettori che incontrerai al tuo concorso e posso aiutarti a riflettere, tra le altre cose, sulla tua decisione di vestire l’uniforme.

Grazie alla mia esperienza pluriennale nella selezione e nella preparazione psicoattitudinale, infatti, posso riproporre un accertamenti attitudinali estremamente efficaci e professionali (batteria Test Psicoattitudinali + Colloquio Psicoattitudinale).

Scopo dell’accertamento sarà, innanzitutto, effettuare una REALE valutazione psicoattitudinale, proprio come faranno i selettori del tuo concorso.

Inoltre, sulla base di questa valutazione preliminare e grazie all’attività di orientamento psicoattitudinale, ti fornirò tutte le indicazioni per orientarti e migliorarti altrettanto realmente a livello psicologico e attitudinale.

Infine, al termine degli incontri, sarà garantito supporto psicoattitudinale (domande, dubbi e rivalutazioni) fino al giorno dei tuoi accertamenti veri e propri.

Invictus Concorsi non prepara le risposte, ma la Persona che risponde.