Invictus Concorsi

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà.

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà.

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà. 6 Leggende sullo psicologo militare e la selezione psicoattitudinale. A cura del dott. Vincenzo Castaldo, già Capitano Psicologo Selettore Militare e Fondatore di Invictus Concorsi.

La figura dello psicologo sta diventando una presenza umana e professionale sempre più indispensabile nella vita individuale e collettiva della nostra società.

Tuttavia, la strada da percorrere per arrivare ad un pieno riconoscimento culturale, per non parlare di quello politico, è ancora ardua. La figura dello psicologo è caratterizzata ancora da una certa ignoranza (in senso letterale e non già dispregiativo). Antichi luoghi comuni duri a morire e un pensiero positivista ancora vivo nella coscienza collettiva che guarda con scetticismo, se non con aperta derisione o addirittura con ostilità, a tutto ciò che non si può quantificare (cosa che invece avviene da sempre) o misurare (la Psicologia nasce con la Psicofisica di Wundt!).

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà (dura a morire)!

Non potendo impegnare un singolo post per toccare tutte le innumerevoli criticità che ruotano intorno alla figura dello Psicologo e ancor più intorno al mondo della Psicologia, qui mi occuperò soltanto di un ambito applicativo molto ristretto.

Il mondo dei concorsi militari e di polizia e il relativo step degli accertamenti psico-attitudinali.

Per fare ciò, in parte mi sono basato sulla mia personale e trascorsa esperienza di Ufficiale psicologo addetto alla selezione. Contattami.

In parte ho spulciato tra i vari social, forum e siti dedicati agli accertamenti attitudinali, imbattendomi in una serie di miti e false credenze, riguardanti il colloquio psicoattitudinale militare e di polizia, che mi piacerebbe discutere criticamente con te, con la speranza di smontarne, per lo meno, la portata “ansiogena”.

Ecco, dunque, a te i 6 miti e false credenze che ho estrapolato:

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà. Le 6 leggende.

1. Occhio alla porta!

“Occhio alla porta” si rifà ad un mito circolato (e forse ancora circolante) per anni tra i candidati militari e di polizia. Questo mito riguarderebbe la presunta domanda dello psicologo/psichiatra/perito selettore “ha chiuso la porta”?!

Domanda che sarebbe posta con l’intento di inferire la tua sicurezza/insicurezza personale. Ora, posto che non posso parlare per tutti i miei ex colleghi ma, credimi, se ti dico che nella quasi totalità dei casi se un selezionatore dovesse chiederti se hai chiuso o meno la porta è soltanto perché o hai effettivamente dimenticato di chiuderla, oppure perché ha la maniglia difettosa! Cioè ti sta facendo una domanda, molto probabilmente, senza doppi fini.

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà: Un aneddoto

Ricordo ancora quando questo evento capitò per davvero ad un mio carissimo amico ed ex collega Ufficiale psicologo. Ossia il fatto di avere SEMPLICEMENTE la maniglia della porta difettosa.

Le reazioni dei suoi candidati alla fatidica domanda “scusi la porta si è chiusa bene?” andavano dall’estremo “SI!” secco e sdegnato, forse nel disperato tentativo di apparire oltremodo sicuri di sé, sino ad arrivare all’altro estremo, quello della paura dipinta sul volto e il punto di domanda: “Eccolo! E’ il famoso trucchetto! E adesso cosa rispondo?!”.

Insomma, a parte l’ironia di questo aneddoto, ci tengo a partire da questo mito sempre verde perché non devi mai pensare che un professionista della selezione possa fondare tutto il giudizio di una valutazione psicoattitudinale basandosi su un semplice dettaglio.

Certo, ci sono dettagli e dettagli. Ovvero, mentre alcuni, come questo della porta, di per sé, possono avere nullo o scarsissimo valore diagnostico, altri dettagli, in certe circostanze, possono rivelare preziose informazioni che rimandano, magari, a questioni molto più rilevanti del “punto di partenza”.

Ad ogni modo, non è mai un dettaglio in sé a costituire un’eventuale criticità nel corso di un colloquio di selezione ma sarà, eventualmente, il senso sottostante. Senso che non sarà mai dato per scontato ma sarà sempre approfondito e confermato o meno, prima di trarre opportune conclusioni.

2. Ti piacciono i fiori?

Anche su questa domanda del test MMPI-2 si potrebbero scrivere romanzi che vanno dal giallo della Christie sino ad arrivare all’orrido del miglior Poe. Non mi addentrerò in disquisizioni tecniche per ovvie questioni di riservatezza sia nei confronti della Forza Armata di cui facevo parte, sia per rispetto del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. Però, una cosa ci tengo a dirla: se ti piacciono o meno i fiori non interessa proprio a nessuno!

Quindi, rispondi pure come ti senti perché anche in questo caso, proprio come per la maniglia, non può accadere (e se accadesse sarebbe un grave errore) che per un semplice dettaglio si possa compromettere un’intera valutazione psicoattitudinale. Men che ancora quando si tratta di un dettaglio del tutto irrilevante.

Con riguardo ai Test Psicoattitudinali puoi approfondire con Test Psicoattitudinali Militari e Polizia e Come affrontare i test psicoattitudinali?

3. Lo psicologo militare fa “passare” solo i raccomandati.

Bene. Arrivati a questo punto, onde evitare di apparire quello che si arrocca sulla difensiva e difende la propria categoria di appartenenza a spada tratta, ti invito semplicemente a leggere le considerazioni di un mio precedente post (Sono tutti raccomandati?) in cui approfondisco il tema. Qui, voglio aggiungere solo una considerazione ulteriore.

L’obiettivo di una selezione psicoattitudinale è quello di selezionare, appunto, i candidati “migliori”. Occhio, ho virgolettato migliori perché non si intende in maniera assoluta, cioè i migliori del mondo, ma i migliori a partire dallo specifico profilo richiesto. Ed ecco che “migliori” diventa “i più adatti” a ricoprire quel determinato ruolo.

La Raccomandazione non conviene!

Ora, e ti lascio con una domanda su cui riflettere: secondo te, per una qualsiasi organizzazione, presumendo che vi siano 10 posti da ricoprire, è meglio scegliere queste 10 persone soltanto tra 10 candidati sopravvissuti alla fase degli accertamenti attitudinali? Oppure è più vantaggioso partire da un bacino di 100 candidati che hanno superato tutte le prove, incluse quelle psico-attitudinali?

4. Lo psicologo militare ti legge la mente!

Benché le cose stiano cambiando, nel senso che sempre più persone si stanno avvicinando alla Psicologia e sempre più la Psicologia sta ampliando il suo raggio d’azione, entrando praticamente in ogni contesto di vita individuale e sociale, da cui ne deriva una cultura psicologica sempre più diffusa, il mito che riguarda supposte capacità di lettura del pensiero e, più in generale, di strani poteri cosmici in grado di radiografarti l’animo, sono ancora largamente diffusi.

In realtà, devi vedere lo psicologo/psichiatra come una persona e un professionista allenato, tra le altre cose, a leggere e interpretare determinate informazioni. Il fine è di stilare un profilo che sia in grado di predire il tuo adattamento alla vita militare o di polizia.

La figura dello psicologo militare (e non) tra miti e realtà e…“falsi” ricordi!

Molte volte, accade che ciò che tu ricordi di questo incontro come saliente, non necessariamente corrisponde a ciò che invece è stato saliente, in positivo o in negativo, per il professionista.

Spesso, mi sono imbattuto e mi imbatto in persone convinte di essere state valutate non idonee perché “tenevo le braccia conserte” e altri dettagli, a mio avviso, del tutto irrilevanti o secondari. Ora, posto che non posso esaurire in queste poche righe “allora cosa fa” lo psicologo/psichiatra in selezione, perché studiamo dai 18 ai 25 anni e oltre, per arrivare a fare ciò che facciamo, dirò solo che è un lavoro molto complesso, fatto di osservazioni e ipotesi che si basano sempre su elementi il più possibile “evidenti” e mai semplicemente “supposti”.

5. Lasciate ogni speranza voi che entrate!

Il colloquio psicoattitudinale è spesso la fase concorsuale più temuta.

Vuoi perché i candidati, quasi sempre molto giovani d’età, non sono mai andati da uno psicologo.

O perché non ci si può trincerare dietro l’anonimato tipico dei quiz.

O ancora perché sai che verrà valutata, in qualche modo, direttamente la tua persona, ovvero “chi sei” e non già “cosa sai” o “cosa sai fare”.

Ad ogni modo, i livelli di ansia prestazionale attesi sono molto elevati.

Si tratta, senza troppi giri di parole, di un vero e proprio esame. E sappiamo tutti benissimo che provare ansia è più che normale, è sano.

Ciò premesso, sono abbastanza convinto che una certa quota di tale ansia sia alimentata dalla convinzione che lo psicologo ti farà sudare sette camicie. Egli/ella proverà in tutti i modi a metterti in difficoltà.

Stress Interview e Stile Cooperativo

Posto che, per onestà umana e professionale, ammetto che ogni operatore della selezione ha un suo particolare stile di conduzione e che sicuramente alcuni possono risultare più “ruvidi” di altri, è vero anche che le scene del militare che salta sulla scrivania urlando a squarciagola attraverso un megafono al fine di farti crollare, sono scene di altri tempi e luoghi.

Anche in ambito militare e di polizia, da diversi anni, complici anche le evidenze scientifiche che ci informano quasi esclusivamente di aspetti negativi e deleteri riguardo alla famigerata stress interview, si adotta uno stile per lo più cooperativo, che è molto più proficuo, più corretto deontologicamente e meno dispendioso a livello emotivo (per entrambi).

E’ vero, comunque, che in alcuni frangenti, estremamente transitori e circoscritti, si può anche mettere un po’ in difficoltà chi si sta intervistando. Tuttavia, tieni presente che quando si verifica questa circostanza, sei sempre tu che, alla fine, decreti la sensazione di difficoltà. Ciò che voglio dire è che, sono convinto, molte volte gli aspiranti militari e poliziotti si sentano in difficoltà anche un po’ a prescindere dallo stile del selezionatore, ovvero per il livello di ansia da prestazione sperimentato durante gli accertamenti attitudinali a prescindere da ciò che sta effettivamente accadendo.

A volte, per esempio, può accadere perché non si è riflettuto abbastanza sul perché diventare Militare?

6. Mr. Robot

Se fai parte di quei candidati con le mani inchiodate sulle ginocchia, gli occhi sanguinanti per l’evitare di sbattere le palpebre per tutta la durata del colloquio e il tono di voce simile ad un robot, per il tuo (spero) sollievo, voglio informarti che sono tutti atteggiamenti inutili e, anzi, potenzialmente deleteri per la tua performance selettiva. Un conto, infatti, è comportarsi in modo formalmente adeguato, un altro è mostrarsi eccessivamente costipati a livello posturale ed emotivo.

Insomma, qui l’indicazione che mi sento di darti è: sii te stesso (quindi, per esempio, puoi anche accennare un sorriso se dovesse verificarsi una circostanza simpatica o gesticolare in una certa misura), ma nella tua versione più “educata” e propositiva possibile. Non avere timore di lasciar emergere anche tue eventuali difficoltà.

Lo sappiamo che “sei in ansia”!

Come ho più volte ribadito: è ovvio, cioè è atteso, che tu stia provando una certa quota di ansia. Così come è ovvio che tu non sei perfetto/a. La cosa veramente importante, infatti, non è se hai, tra mille virtù, anche dei limiti caratteriali.

Ciò che conta di più è che tipo di rapporto intrattieni con queste parti meno gradite (di cui si dà per certa l’esistenza).

E’ un rapporto tutto sommato sereno? Oppure è un rapporto conflittuale? Ovviamente, in questa seconda circostanza, la mia indicazione è di prendere in considerazione la possibilità di contattare un/a professionista per comprenderne le ragioni e per tentare di attivare un cambiamento.

Cambiamento che, molto spesso, ha a che fare con l’accettazione.

Con la speranza di aver sgombrato almeno un po’ il campo da miti e false credenze che ancora aleggiano in modo sinistro intorno alla figura del selezionatore psicoattitudinale, come sempre, ti auguro Buon Concorso e, infine, di fare dell’ansia che proverai il tuo miglior alleato per dare il meglio di te stesso/a.

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