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Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale. Indicazioni utili con un ex Ufficiale Psicologo Selettore Militare.

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale: Premesse

Il colloquio psicoattitudinale è uno dei momenti più temuti delle varie prove concorsuali previste dalle Forze Armate e dalle Forze dell’Ordine.

La giovane età, che porta con sé quasi in modo sistemico, un po’ di immaturità e di insicurezza; l’essere valutati da qualcuno/a rispetto alla propria Persona e non già rispetto allo studio di una materia scolastica o prova fisica; pregiudizi rispetto alle figure di psicologi e psichiatri, ancora fortemente associati alla follia e ai suoi surrogati; il non aver la possibilità di prepararsi a livello psicoattitudinale per la sostanziale mancanza di punti di riferimento oggettivi; l’ansia da prestazione legata al risultato del colloquio che, se positivo, potrebbe cambiare per sempre la tua vita professionale.

Questi fattori sono solo alcuni tra le possibili fonti di insicurezza che si possono sperimentare nei confronti di un colloquio psicoattitudinale.

Il colloquio psicoattitudinale

Il colloquio psicoattitudinale è un colloquio volto a valutare due aspetti di una Persona: personalità (psico-) e attitudine (-attitudinale).

La prima parte, la parte “psico”, la si può definire come un’insieme di caratteristiche psicologiche della persona relativamente stabili nel tempo (tratti) ed è una condizione fondamentale nella valutazione perché richiama direttamente il grado di armonia e integrazione personale nel rapporto con se stessi, gli altri e il mondo.

Senza questa “componente-base”, che ci si aspetta sufficientemente armonica e integrata, non si prosegue l’iter selettivo.

La componente psicologica, inoltre, è solo una condizione necessaria ma non sufficiente per essere valutati idonei.

Bisogna, poi, risultare anche adatti a ricoprire un determinato ruolo. Le due cose, benché spesso correlate, non sempre vanno di pari passo.

Può capitare, infatti, di ricevere una valutazione favorevole in termini psicologici ma sfavorevole a livello attitudinale.

Per approfondimenti vai al colloquio psicoattitudinale militare e di polizia.

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale: cos’è la Sicurezza?

Sicurezza. Sii più sicuro/a! Sei troppo insicura/o! Dai, cosa vuoi che sia!?

Come se ci fosse un interruttore capace di avviarla.

Che cos’è, in poche parole, la sicurezza personale?

Ahimé, i modelli culturali dominanti (che per fortuna stanno lasciando il posto a concezioni sempre più realistiche e umane) giocano un ruolo decisivo nel determinare un’idea (sovente fraintesa) di sicurezza. Spesso, infatti, la sicurezza viene associata alla forza fisica o, peggio, alla capacità di imporsi in un confronto, di saper rispondere “a tono”, di non lasciarsi passare la mosca sotto al naso, e comunque in generale a tutte le qualità positive (e presunte tali) associate ad una persona estroversa.

In realtà, il/la simil bulletto/a che ti ho dipinto, altro non è che un insicuro/a che, per cercare di non prendere contatto con la sua realtà (insicura), sposta (proietta) la sua insicurezza all’esterno, rifacendosi sugli altri.

In sostanza, queste persone pensano che umiliando e prevaricando gli altri, abbiano le prove “oggettive” della propria forza e del proprio potere.

Tutta questione di equlibrio

Cos’è, allora la vera (a mio avviso) sicurezza?

E’ la capacità di mantenere in equilibrio risorse e limiti personali.

Immagina una bilancia con due piatti. Su un piatto abbiamo tutte le nostre risorse, qualità, capacità e competenze positive (simpatia, riflessività, dolcezza, sensibilità, empatia, determinazione, ecc.), sull’altro avremo tutte quelle istanze emotive, cognitive e comportamentali vissute come limiti (impulsività, insicurezza, introversione, ansia, paura, ecc.).

La vera sicurezza, non è, come molti pensano, non avere limiti o averne di trascurabili, ma è riuscire a maturare un rapporto tutto sommato funzionale, ovvero equilibrato, con essi. Certo, a volte si possono anche superare definitivamente.

Ma altre volte, noi siamo anche sempre ciò che siamo (identità) e, sì, possiamo imparare a conviverci, a mitigare gli effetti negativi dei nostri limiti, qualche volta possiamo appunto superarli, ma in fondo, i più importanti e costitutivi della nostra persona, restano e resteranno sempre lì.

Quindi, mentre alcuni limiti possiamo lasciarceli alle spalle, con altri ci dovremo fare sempre un pò i conti. “Sempre un po’” significa che ogni volta, qualora si presentassero i loro “effetti indesiderati”, dovremo ri-cercare un equilibrio, che non è mai statico e permanente (ecco, forse, a cosa auspicava Battiato nella sua “Centro di gravità permanente“!).

Noi siamo anche i nostri limiti

Perché, e qui arriva la notizia agrodolce a seconda da dove la si guardi, noi siamo anche i nostri limiti.

Anche loro, spesso proprio loro, ci caratterizzano e ci definiscono.

Senza di loro saremmo di una noia mortale! Il mondo sarebbe di un piattume indicibile.

Ma sai che barba se ti andasse sempre tutto bene? Se tutto fosse già prestabilito in partenza?

Se non avessi mai una giornata no o un imprevisto?

Oppure, di non litigare mai con qualcuno per poi sperimentare la potenza della pace?

Se non piangessi mai per ricordarti di volerti bene?

Insomma, noi siamo anche quello che ci piace di meno o che non ci piace proprio.

Certo, sto semplificando a morte.

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale: Conclusioni

La vita è molto più complessa e complicata di quanto sto affermando qui.

Però, volevo far passare questi messaggi forte e chiaro:

  1. L’ansia, le paure prima di un concorso o di un esame non sono eliminabili. E devi come minimo storcere il naso di fronte a chi o cosa ti promette altrimenti. Ovvero, ti lascia intendere più o meno spudoratamente che è a conoscenza di un metodo miracoloso in grado di estirparti tutte le paure una volta per tutte! Scappa;
  2. La vera sicurezza non è far finta o credere di essere forti, dove per forte intendo forza fisica e vari surrogati narcisistici e machisti;
  3. La vera sicurezza è riuscire ad accettare, prima, e ad integrare poi (far parte, valorizzare, trovargli cittadinanza nella tua persona), le tue paure, ansie, rabbie, vergogne e tutti i sentimenti più sgradevoli che tu possa sperimentare sul tuo conto;
  4. La vera sicurezza è riuscire a controbilanciare i propri limiti con sufficienti risorse personali (autostima);
  5. La vera sicurezza è riuscire ad orientarsi in base al proprio desiderio (e non quello altrui);
  6. La vera sicurezza è locus of control interno: i miei comportamenti dipendono da una mia precisa volontà e non piovono né dal cielo né necessariamente da condizioni esterne;
  7. Infine, la vera sicurezza si coltiva attraverso l’esposizione (mettersi in gioco) alla vita. E’ sì un discorso interno, ma poi l’effettiva validazione dell’esperienza (feedback) avviene solo agendo nella/sulla realtà circostante, maturando nel tempo il sentimento di “essere capaci” (autoefficacia).

Va da sé, dunque, che ben prima di candidarti, devi riflettere scrupolosamente su te stesso/a, risorse e limiti inclusi!

Preparati con uno psicoterapeuta ex Ufficiale psicologo selettore

Se senti di non nutrire un rapporto sereno con qualche parte di te e da solo/a non riesci a venirne a capo: trova il coraggio di chiedere aiuto ad un professionista.

Grazie alla mia passata esperienza in qualità di Ufficiale psicologo addetto alla selezione psicoattitudinale militare, in due appuntamenti (test + colloquio psicoattitudinale), posso aiutarti a individuare le tue risorse e i tuoi limiti, con riferimento al ruolo a concorso (Forze Armate e Forze dell’Ordine).

L’obiettivo della consulenza è proprio di aumentare il tuo grado di consapevolezza e, per questa via, il tuo senso di autoefficacia.

E ricorda, con Invictus Concorsi non perdi mai: o vinci, o impari.

Affrontare con Sicurezza il Colloquio Psicoattitudinale